Bagneri, piccola frazione montana, si trova a 7 km dal centro, a quota 904 metri.
Il suo territorio occupa la parte terminale della valle inferiore del torrente Janca, il versante di un contrafforte che scende dal Piano del Turo verso l’Elvo e si arresta al corso superiore del Rio Gnum.
La borgata di Bagneri è incastonata nello splendido paesaggio caratterizzante i due versanti del torrente Elvo, in un intervallarsi armonico di elementi naturali e antropici.
La chiesa, il cimitero, la scuola e la falegnameria costituivano il centro della borgata, attorno alla quale prendono ordinatamente posto le cascine, le stalle, ma soprattutto i prati, che venivano falciati per ricavarne i fieni, e i boschi, che donavano le foglie per lo strame e le castagne per le minestre contadine.
I montanari per generazioni vissero a Bagneri spostandosi con i propri animali di cascina in cascina a diversi livelli di quota, producendo latte, burro e formaggi, che uniti alle castagne permisero la loro autosufficienza.
Le mandrie, dopo aver mangiato le prime erbe dei prati circondanti Bagneri, venivano fatte salire da giugno a settembre alle Salvine, i pascoli più belli della valle dell’Elvo, se non di tutto il Biellese.
Il nome Salvine deriverebbe dal tempo dell’invasione dei mori, quando la peste colpì anche i paesi del Biellese e la popolazione della valle dell’Elvo vi sfuggì percorrendo la mulattiera che lungo la Roggia della Janca li condusse nei pascoli sovrastanti Bagneri.
Il morbo non arrivò mai a turbare il paradiso di questi pascoli e la popolazione in segno di riconoscenza chiamò quel luogo Salvina. Estese tra i 1136 e i 1200 metri d’altitudine, le Salvine appaiono come un immenso prato che da un colore verde vivo nel periodo primaverile imbrunisce fino a farsi dorato con la maturazione del fieno.
Su questi bellissimi pascoli sorgono la Moja, ‘L Paru, Cassin-a Neuva, La Cambra, ‘L Roc Bianc, La Tèja, e tante altre baite di pietra con i tetti di lose, le fontane, i fienili sempre pronti a sfamare gli animali sorpresi da nevi precoci, e le cantine, che di settimana in settimana si riempivano di tome.
Bagneri e le Salvine fino alla metà del secolo scorso erano abitati per tutto l’arco dell’anno da famiglie numerose, che trovavano impiego nella dura vita di montagna.
Oggi i protagonisti di quel mondo non ci sono più e pochi volenterosi continuano a faticare sugli stessi pascoli e sulle stesse mulattiere.
Di quel tempo lontano la no-stre mente sembra immaginarsi solo il silenzio.
In passato un silenzio carico di pensieri che accompagnava gli uomini nel taglio dei fieni con la falce, e le donne che rastrellavano le foglie dei castagni separando con attenzione i ricci dai loro frutti.
Oggi ancora silenzio. Un silenzio che ci allontana dalla confusione della vita di tutti i giorni e ci permette di riflettere su quanto fecero i “nostri vecchi” per il loro paese e per noi. Quei vecchi che ora riposano nel piccolo cimitero avvolto dal bosco, dove il silenzio si fa rispettoso per chi, dopo tanta fatica, ha trovato la pace in un piccolo pezzetto di terreno strappato alle pendenze montane.
Il silenzio che un tempo veniva interrotto dai suoni festosi dei campanacci, o dai brusii delle veglie serali, oggi lo è dalle voci gioiose degli scout, i quali adottarono la borgata nel 1983.
A loro sostegno, undici anni dopo, nacque l’Associazione Amici di Bagneri, composta da un centinaio di volontari, che non solo si prendono cura dei prati e dei boschi, ma che hanno saputo recuperare l’abitato circostante la chiesa per attività sociali e culturali.
Lo stesso ha fatto l’Ecomuseo Valle Elvo e Serra che ha crato a Bagneri una delle sue cellule ecomuseali, rimettendo in funzione l’antica falegnameria, in maniera che le attività manuali e la tutela dell’ambiente possano insegnare ai giovani e a noi tutti i valori della civiltà montanara oramai scomparsa.
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